venerdì 16 dicembre 2011
Pasolini, Da "L Espresso"
IneditiCosì Pasolini previde l'Italia di B.Il consumismo che stava già provocando una mutazione antropologica. Il potere della tivù. Il sogno di diventare tutti miliardari. Lo scrittore ne parlò tre giorni prima di morire, a Stoccolma, In una conversazione ora avventurosamente ritrovata. Eccola(16 dicembre 2011)Il testo che presentiamo è la registrazione, recentemente e avventurosamente ritrovata e inedita in Italia, dell'incontro di Pier Paolo Pasolini, il 30 ottobre 1975 a Stoccolma, con un gruppo di critici cinematografici svedesi. Si comincia con un fuori onda, che serve come prova di microfono.
Cosa conosce del cinema svedese?
"Come tutti gli altri intellettuali italiani, conosco Bergman. Non conosco gli altri. Conosco i nomi ma non i film".
Mai visti?
"Mai. Perché a Roma è una città terribile. Ci sono cinema d'essai ma le occasione per vederli sono molto rare".
Non avete cinema d'essai?
"Ci sono uno o due cinema d'essai ma non è come a Parigi".
Signori e signore, il signor Pasolini è qui per presentare il suo nuovo film. Lo ha appena terminato, ed è un film su Sodoma...
"Penso che sia la prima volta che faccio un film di cui non ho avuto un'idea. Era stato proposto a Sergio Citti e come sempre l'ho aiutato a scrivere la sceneggiatura. Ma man mano che andavamo avanti , Citti amava sempre di meno il film e io l'amavo sempre di più e l'ho amato soprattutto nel momento in cui mi è venuta l'idea di ambientarlo nel '45, durante gli ultimi mesi della Repubblica di Salò. D'altra parte Citti ha pensato a un altro soggetto e allora ha abbandonato definitivamente il progetto. E poiché del progetto m'ero innamorato io, l'ho finito io. Questo film, essendo tratto da de Sade, è imperniato sulla rappresentazione del sesso. Ma la cosa è cambiata rispetto ai tre ultimi film, a quella che io chiamo la "trilogia della vita": Boccaccio ("Il Decameron", ndr.), "I racconti di Canterbury" e "Il fiore delle mille e una notte". In questo film il sesso non è altro che l'allegoria, la metafora della mercificazione dei corpi attuata dal potere. Penso che il consumismo manipoli e violenti i corpi né più né meno che il nazismo. Il mio film rappresenta questa coincidenza sinistra tra consumismo e nazismo. Ecco, non so se questo sarà capito dal pubblico perché il film si presenta in un modo enigmatico, quasi come una sacra rappresentazione, dove la parola sacra ha il senso latino anche di maledetta".
Perché ha scelto il 1945 per il film?
"Ho voluto rappresentare un mondo alla fine, non nel momento di maggior gloria. E' una ragione poetica. Avrei potuto ambientarlo nel '38, nel '39, nel '37, però sarebbe stato meno poetico".
Cosa c'è di poetico in quel periodo?
"Una decadenza, un crepuscolo sono di per se stessi poetici. Se io l'avessi ambientato nell'apogeo del nazismo, sarebbe stato un film intollerabile. Sapere che tutto questo avviene negli ultimi giorni, che poi tutto questo sarebbe finito, dà un senso di sollievo allo spettatore. In sostanza questo film è un film sulla vera anarchia, che sarebbe l'anarchia del potere".
Lei è un cineasta e un poeta. C'è una relazione fra questi due ruoli?
"C'è un'unità profonda fra le due cose per quel che mi riguarda. Sarebbe come se io fossi uno scrittore bilingue".
Qual è il titolo del film?
"Il titolo è "Salò", il nome di una città sul lago di Garda che era la capitale della Repubblica fascista. Ma è un titolo polivalente, c'è un'ambiguità: il titolo completo sarà "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Ad ogni modo nel film non c'è nessuna ricostruzione storica dell'epoca, nessun rapporto veramente storico: non c'è nessun ritratto di Mussolini, non fanno mai il saluto fascista, non c'è niente di ricostruito. E' soltanto dato".
Come finanzia i suoi film? I suoi film in Italia hanno successo economico?
"Il finanziamento è quello normale, c'è un produttore".
Non ha problemi?
"Non ho problemi perché sono andati male commercialmente solo "Porcile" e "Medea". Tutti gli altri sono andati bene. "Accattone", l'importante è stato quello, non è andato benissimo ma abbastanza bene per un esordiente. E da allora non ho mai avuto problemi".
Lavora del tutto all'interno del sistema commerciale?
"Sì, completamente".
Questo vuol dire che è possibile fare film molto personali e anche molto poetici all'interno del sistema? Pier Paolo Pasolini
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento