domenica 11 dicembre 2011

Oggi le donne in piazza a Roma

Centinaia di donne a piazza del Popolo 
Centinaia le manifestanti e i manifestanti accorsi in piazza del Popolo, a distanza di circa dieci mesi dall'ultima grande manifestazione al femminile italiana. «Se non ora chi?», è il titolo di questa nuova edizione, scandita dalle rivendicazioni e dalla musica. «Ci siamo incontrate per la prima volta lo scorso 13 febbraio - spiega Anna, una manifestante romana -, da allora non ci siamo più perse di vista. Il comitato è cresciuto e si è strutturato in tutta Italia, perchè l'Italia ha bisogno di noi». 
Livia Turco, Pd: "Donne pagano crisi pesantemente" «Non devono essere le donne a pagare così pesantemente la crisi. Facciamo fronte comune per l'occupazione femminile e per i servizi sociali». Lo ha detto la parlamentare del Partito democratico Livia Turco, che sta partecipando alla manifestazione 'Se non le donne chi?' a piazza del Popolo a Roma. «Ci sono delle leggi per i servizi sociali che vanno rifinanziate - spiega Turco - Bisogna tornare a reinvestire». 

Giulia Bongiorno, Fli: "Alle donne si chiede supersacrificio" Il 13 febbraio, durante la prima manifestazione delle donne di 'Se non ora quandò, «c'era anche un forte sentimento nei confronti del premier Silvio Berlusconi, ma secondo me è importante che a prescindere da Berlusconi la battaglia vada avanti, perché la battaglia delle donne non può ridursi a Berlusconi». Lo afferma il deputato Fli Giulia Bongiorno alla manifestazione a piazza del Popolo a Roma. «Oggi la piazza chiede che in un momento così difficile - spiega il deputato - le donne non siano le uniche a cui viene chiesto un supersacrificio. L'età pensionabile - prosegue - si può allungare ma contemporaneamente non si può non dare aiuto quando la donna è più fragile, durante la gravidanza o quando deve conciliare le esigenze familiari ed extra». 

Luisa Rizzitelli: "Anche questo governo non può sempre chiedere alle donne" «Noi diciamo anche a questo governo, arrivato solo un attimo prima della caduta nel baratro, che non si può chiedere sempre alle donne, alle donne adesso si deve dare e non bastano parole nuove, ci vogliono fatti». Lo dice Luisa Rizzitelli, del comitato 'Se non ora quando', dal palco di piazza del Popolo: «Le donne hanno sostenuto tutto il Paese sulle loro spalle. Tutta l'Italia deve alle donne di non essere caduta in pezzi. Di aver mascherato con il loro lavoro, ai limiti della sopravvivenza, la mancanza di servizi per le persone e per la famiglia. Le donne italiane lavorano 60 ore settimanali, più di tutte in Europa. Tre milioni e mezzo sono le donne che non lavorano per assenza di servizi, 800 mila le donne licenziate o costrette a dimettersi perchè in gravidanza. Le donne hanno salari del 30% più bassi degli uomini. Le donne anziane sono le più povere e percepiscono le pensioni più basse - prosegue - perchè hanno accudito figli, nipoti, genitori. Le donne giovani sono più laureate e al tempo stesso più disoccupate e precarie dei giovani uomini. Le donne sono sistematicamente escluse dai luoghi decisionali». 

Dacia Maraini: "L'Italia non aiuta le donne con famiglia" Dacia Maraini a Rainews24 ricorda un problema annoso, ripetuto più volte, eppure sembre bruciante: "Se non si dà possibilità alle donne di avere assistenza sul piano privato è un problema; sul piano della famiglia, il peso è tutto sulle donne, con il lavoro è un carico doppio e l'Italia è il paese con meno strumenti per aiutare le donne con famiglia". 

«Riprendiamoci la politica»«Quando una donna fa politica cambia la donna, quando tante donne fanno politica, cambia la politica. Noi vogliamo riprenderci la politica». Con queste parole scandite ad alta voce dal palco allestito in piazza del Popolo a Roma si è aperta la nuova manifestazione delle donne di «Se non ora quando», il movimento che il 13 febbraio scorso aveva portato in piazza in tutto il Paese oltre un milione di persone per rivendicare la «dignità rosa». «L'Italia può salvarsi solo se si mettono al centro le donne - spiega una delle organizzatrici dal palco -. Diciamo a questo nuovo governo che non si può chiedere alle donne di lavorare di più senza dare indietro nulla. Noi non facciamo sconti a nessuno nè al governo precedente, nè a questo governo». 

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