giovedì 15 dicembre 2011

BASILICA A PADOVA Il Santo contro la crisi, in coda per un aiuto nell’angolo dell’ascolto



Fedeli da tutta Italia, molti con problemi economici. Cappella dedicata alle persone in difficoltà 

PADOVA — C’è una piccola nicchia di serenità dentro la Basilica di Sant’Antonio, un’oasi in cui riversare la disperazione, il dolore, la paura, la solitudine e trovare conforto, una parola buona, un consiglio, un motivo per non lasciarsi andare, per continuare a vivere. E’ la cappella di San Francesco, dedicata dai frati all’ascolto delle persone in difficoltà o semplicemente bisognose di raccontare le proprie pene, di sfogarsi, come recita il grande cartello esposto all’ingresso. Dentro, un padre o una suora invitano chi entra a sedersi a un tavolo e a buttare fuori tutta l’angoscia che ha dentro. Nata per volontà di padre Alessandro Brentani come centro di accoglienza dei giovani e di coloro che sentivano la vocazione, l’iniziativa si è presto trasformata in una mano tesa a centinaia di pellegrini provenienti da tutta Italia, ma anche dall’estero, colpiti da guai personali, professionali, familiari, di salute e in quest’ultimo periodo soprattutto economici. Dal lunedì alla domenica, dalle 15 alle 19, una decina di religiosi si alterna all’ascolto.

«Abbiamo cambiato in corsa quando ci siamo accorti che le confessioni erano ormai diventate uno sportello di consulenza psicologica — rivela padre Enzo Poiana, rettore della Basilica—sono sempre di più i fedeli che chiedono di parlare con un frate dei loro guai. E dal 2009, quando è iniziata la crisi, si è registrato un notevole incremento delle persone con problemi di lavoro, di famiglie che non riescono a sopravvivere. E allora la cappella dell’ascolto è diventata anche una porta d’accesso ai Servizi sociali, ai quali indirizziamo o segnaliamo diversi casi, o al "Pane dei poveri", una sorta di nostra Caritas che aiuta gli indigenti e seleziona i nuclei idonei ad essere ammessi al Fondo di solidarietà istituito dai frati. Due giorni fa l’abbiamo concesso ad altre due famiglie ». Il fondo è nato nel 2009, con l’inizio della recessione, per tutti i conventi dei frati del Nord Italia e concede un contributo mensile variabile dai 100 ai 700 euro ai nuclei in grave difficoltà economica. Il sostegno dura nove mesi, poi c’è una verifica della situazione dei destinatari e se c’è bisogno viene rinnovato. Ma sono tanti anche i fedeli che chiedono un aiuto morale, un confronto. «Vogliono essere ascoltati, desiderio oggi davvero poco esaudito— racconta padre Alberto Tortelli, uno dei frati che si alternano nella cappella di San Francesco — ecco perchè questa opportunità ha successo: è un servizio alla persona senza tramiti. Ci si guarda negli occhi, si parla, si prega, si cerca insieme una soluzione. C’è chi è disperato per lo sfascio della sua famiglia, chi piange un parente malato, chi fatica ad arrivare alla fine del mese, chi si sente solo o ci affida grandi dolori. Molti tornano e altri, attraverso il passaparola, ci mandano amici, parenti o conoscenti».
Una luce nel buio della sofferenza per tanta gente che non sa dove sbattere la testa. Un esercito sempre più nutrito, che non si accontenta delle quattro ore di ascolto quotidiano. «Ogni giorno in convento riceviamo decine di telefonate da parte di fedeli che ci chiedono una parola buona, una preghiera — conferma padre Poiana — sono angosciati, si sentono soli, non trovano una soluzione alle loro pene. Noi li rassereniamo, diamo loro la benedizione e questo tante volte basta a distoglierli da cattivi pensieri ». Una signora telefona a giorni alterni per recitare l’Ave Maria insieme ai frati, un’anziana chiama il rettore tutte le sere al cellulare, alle 19.30, durante la recita dei vespri, per sentirlo pregare insieme agli altri padri. Non parla, le basta ascoltare, per poi andare a letto tranquilla. E’ la forza del Santo, che dà sicurezza anche in tempi di crisi.
Michela Nicolussi Moro
15 dicembre 2011

Nessun commento:

Posta un commento