sabato 5 novembre 2011

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Niente fiori per i caduti
collette in tutte le questure

Il ministero taglia (anche) le corone: «Vergogna». Raccolta fondi tra gli agenti, anche privati cittadini decidono di partecipare

Polemica per il taglio ai fiori dei caduti (archivio)

VENEZIA—Ha tirato su il bavero della giacca per ripararsi dal freddo e ha fatto appena in tempo a girare l’angolo della calle. L’agente di polizia Savino Sinisi era a poche decine di metri dall’entrata del commissariato di piazza San Marco quando il gondoliere lo ha preso alle spalle colpendolo alla testa con un spranga di ferro. Lo ha fatto una volta. E poi una seconda e una terza. Fino a quando gli altri agenti non sono riusciti a fermarlo. Per Sinisi era però ormai troppo tardi: il suo corpo è rimasto a terra con il cranio fracassato dai colpi del suo aggressore. D’altra parte nessuno si poteva aspettare che un gondoliere di 79 anni fosse ancora così forte fisicamente dopo aver passato più di trent’anni in un manicomio criminale. E nessuno certamente pensava che l’uomo, una volta uscito dalle porte della clinica nel 1972, avrebbe cercato per otto anni fino al 1980 il poliziotto che lo aveva arrestato - in realtà sbagliandosi perché Sinisi si era limitato ad accompagnarlo in carcere dopo l’arresto - per aver fatto a pezzi una donna e per aver buttato il cadavere in canal Grande dalla sua gondola.
Eppure è accaduto. E ha continuato ad accadere visto che negli ultimi settant’anni sono stati più di un centinaio i poliziotti morti per causa di servizio nelle sette province venete. Freddati da proiettili sparati da brigatisti e terroristi, colpiti da pallottole di anonimi rapinatori, stritolati dalle lamiere delle autopattuglie durante gli inseguimenti o uccisi da banali incidenti d’auto nel tentativo di soccorrere velocemente altri automobilisti feriti. Più di cento nomi e volti destinati a essere completamente dimenticati per mancanza di denaro. Quello pubblico si intende. Perché nella corsa al risparmio dei vari enti statali, riferiscono i sindacati di polizia, il governo avrebbe tagliato anche i fondi destinati alla commemorazione degli agenti morti per cause di servizio e oggi le lapidi a loro dedicate sono destinate a rimanere spoglie. «Le Prefetture non hanno più nemmeno i fondi per l’acquisto dei fiori - sbotta il segretario del Coisp Franco Maccari - Uno Stato civile non può dimenticare i suoi servitori eppure è quello che sta accadendo». Per questo ieri nelle varie questure venete, gli stessi poliziotti hanno deciso di dare vita a una colletta per raccogliere qualche migliaio di euro per ricordare i colleghi morti negli ultimi anni in circostanze tragiche. Come la veneziana Mirca Bergamo, per esempio, che è morta dodici anni fa di meningite dopo essere stata contagiata da un clandestino che aveva fermato per un controllo documenti o il padovano Marco Nardo investito da un’auto mentre inseguiva a piedi un ladro lungo la strada.
«Abbiamo deciso di autotassarci tutti quanti per non dimenticare - continua Maccari - ma questo è un dolore doppio: noi moriamo e lo Stato ci abbandona». Alla colletta però hanno partecipato anche decine di privati cittadini. Non solo gli amici dei familiari delle vittime, ma anche qualche anonimo che ha sentito il bisogno di ringraziare i singoli poliziotti caduti in servizio. Agenti poco più che ventenni come Luca Scapinello, Massimo Paccagnan, Andrea Murer e Fanio Soligo, morti in un incidente nel 1997 a bordo della loro auto mentre correvano per sedare una rissa erano conosciuti a Treviso e il ricordo non è scomparso con la loro morte. Come non è stata dimenticata Ilaria Maria Leandri, della stradale di Rovigo, che è stata travolta da un camion fuori controllo mentre cercava di sistemare un cartello stradale. O Ulderico Biondani e Vincenzo Bencivenga di Verona, che nel 1992 sono morti durante una sparatoria cercando di fermare un latitante o ancora Giovanni Menegazzi che a 28 anni è rimasto schiacciato nella sua vettura mentre cercava di soccorrere un automobilista ferito nel veneziano. Gli ultimi in ordine di tempo a perdere la vita in servizio sono stati il veneziano Antonino Copia che ha perso il controllo della sua macchina mentre cercava di raggiungere un’altra autopattuglia e i veronesi Giuseppe Cimarrusti e Davide Turazza che nel 2005 sono rimasti uccisi in un violentissimo conflitto a fuoco con un uomo che aveva massacrato una prostituta.

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