Barletta, i parenti delle vittime
"Lavoravano senza contratto"
Al lavoro in nero: le cinque operaie morte nel crollo della palazzina non avevano contratto. "Lo facevano per sopravvivere". "Prendevano da 3,95 a 4 euro l'ora". Sul caso indaga la guardia di finanza che ha acquisito le documentazioni fiscali del laboratorio tessile
LA STRAGE, CINQUE VITTIMELavoravano in 'nero', senza contratto, le operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, a Barletta. Lo raccontano i parenti delle vittime, assiepati davanti all'obitorio del Policlinico di Bari dove si trovano i corpi delle operaie in attesa dell'autopsia. "Era gente - dicono - che lavorava per sopravvivere". "Mia nipote, 33 anni, prendeva 3,95 euro all'ora, mia nuora quattro euro: lavoravano dalle otto alle 14 ore, a seconda del lavoro che c'era da fare. Avevano ferie e tredicesima pagate, ma senza contratto. Quelle donne lavoravano per pagare affitti, mutui, benzina, per poter vivere, anzi sopravvivere". Lo racconta la zia di una delle vittime. Lì, all'obitorio, sono arrivati anche i titolari dell'opificio, i genitori di Maria Cinquepalmi, a piangere la loro figlia di 14 anni che ieri, uscita prima di scuola, li cercava al lavoro.
DUE INCHIESTE SUL CROLLO
I parenti delle vittime assiepati davanti all'obitorio del policlinico di Bari hanno atteso ore prima di poter finalmente vedere il corpi dei loro congiunti. Poi hanno avuto l'autorizzazione dal magistrato: quattro per volta sono scesi nella camera dove erano state ricomposte le salme, in attesa dell'esame autoptico. "Non ci volevano far vedere i nostri parenti - racconta una ragazza in lacrime - abbiamo chiesto al sindaco di intervenire". Alle 14 il magistrato ha autorizzato i parenti a vedere i loro cari. "Loro - raccontano - erano delle donne normali. I giornali dicono che era un maglificio, ma in realtà era un laboratorio di confezioni: venivano confezionate magliette, tute la ginnastica. Lavoravano lì dentro dalle 8 alle 14 ore, dipendeva dalle commesse che il proprietario riusciva ad ottenere".
In tanti si sono sentiti male davanti all'obitorio: alcuni anziani sono stati portati in autoambulanza al pronto soccorso del policlinico. Si è sentito male anche il marito di Tina Ceci, di 37 anni, l'ultima ad essere estratta dalle macerie la notte scorsa. Entrambi stravolti dal dolore, in disparte, distanti dagli altri parenti delle vittime, anche i titolari dell'impresa loro sono stati assistiti da personale della Croce Rossa. I parenti, 'scortati' dalla polizia di Stato e dalla Polizia provinciale, hanno poi raggiunto Barletta a bordo delle loro auto. Ogni nucleo famigliare sarà seguito da personale della Croce Rossa anche nelle loro case.
(04 ottobre 2011)
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