lunedì 16 gennaio 2012

Da "Repubblica"


CRISI
Romania, proteste contro l'austerità
Scontri tra manifestanti e polizia, 70 feriti
Centinaia di persone in strada contro le misure adottate dal governo. Molti cassonetti dati alle fiamme. Gli agenti hanno usato lacrimogeni per disperdere la folla. Il primo ministro apre al dialogo con le parti sociali sulla riforma della Sanità
Le proteste a Bucarest (reuters)
BUCAREST - Oltre 70 feriti sono il bilancio dei disordini scoppiati anche la notte scorsa per le strade di Bucarest, dopo le proteste contro le misure di austerity adottate dal governo della Romania negli ultimi mesi. I manifestanti hanno incendiato alcuni bidoni della spazzatura e si sono scontrati con la polizia che ha usato i lacrimogeni per disperderli.

Il primo ministro Emil Boc, pur ribadendo la condanna della violenza, ha aperto a un dialogo con le parti sociali sulla riforma della Sanità che il governo ha dovuto per il momento ritirare. Resta tuttavia l'allarme, perché le manifestazioni degli ultimi giorni, pur occasionate dalle dimissioni di un sottosegretario alla Sanità, sono un più radicale segno di un malcontento diffuso di fronte alle politiche di austerità e di fronte alla perdita di potere d'acquisto delle famgilie.



Ieri migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere le dimissioni del primo ministro, del governo dello stesso presidente Traian Basescu. Le dimostrazioni sono presto sfociate in violenze con i circa 2mila poliziotti in tenuta anti-sommossa. Alla fine  il bilancio parla di una settantina di feriti (10 tra gli agenti), oltre 240 arresti, molti danni a banche e negozi. Secondo la polizia, in piazza a far scoppiare gli scontri sarebbero stati per lo più ultrà delle squadre di calcio della Steaua Bucarest e della Dinamo Bucarest.

Boc, dopo una riunione d'emergenza con la sua maggioranza, ha deprecato la degenerazione in violenze degli scontri di piazza. "La libertà di parola è garantita in Romania e le dimostrazioni pacifiche sono legittime", ha detto il capo del governo. "Tuttavia - ha continuato - la violenza di strada è inaccettabile e non sarà tollerata". A questo scopo, Boc ha chiesto al ministro degli interni Traian Igas di prendere misure contro coloro che hanno provocato le violenze.

Le manifestazioni originariamente sono state provocate dalle dimissioni di Raed Arafat dall'incarico di sottosegretario alla Sanità. L'esponente del governo - un medico dall'alta reputazione, considerato padre dei servizi di pronto soccorso in Romania - è stato di fatto costretto alle dimissioni, dopo aver espresso riserve sulla riforma e sul trattamento previsto per  pronto soccorso nella riforma. Il presidente Basescu, parlando alla televisione, l'aveva di fatto sfiduciato sostenendo che diffondeva informazioni false. "Il presidente s'è opposto a una persona che gode della fiducia di una parte importantissima della popolazione romena e questo è stato un detonatore, un coagulatore di malcontento generale che esiste a ogni livello della popolazione romena", ha commentato il sociologo Micea Kivu. La classica "goccia che ha fatto traboccare il vaso", l'ha definita un manifestante.

Il punto è che la popolazione romena, che paga il prezzo delle politiche d'austerità concordate tra Bucarest e il Fondo monetario internazionale (il quale ha accordato con l'Ue un prestito da 20 miliardi di euro alla Romania per tirarla fuori dalla crisi), è esausta. Al di là delle violenze, la caratteristica delle manifestazioni di questi giorni - a Bucarest, a Cluj, a Iasi a Targu-Mures (città di Arafat) - è che si tratta di dimostrazioni autoconvocate, senza cappelli politici.

La Romania, per rientrare nei livelli di deficit  concordati con il Fmi e dell'Ue, cioè l'1,9% del Pil, ha dovuto fare i tagli più duri dell'intera Unione europea. Il 25% in meno negli stipendi per i dipendenti pubblici, ha dovuto andare a colpire le pensioni. Oggi un pensionato romeno con 37 anni di lavoro prende in media 160 euro al mese. Il salario medio è di 350 euro.

Le lavoratrici della Omsa/Golden Lady (Servizio Pubblico 12 gennaio 2012)

domenica 15 gennaio 2012

Addio


Addio allo scrittore Carlo Fruttero

Aveva 85 anni. Celebre in coppia con Franco Lucentini

Carlo Fruttero (Edoardo Luppari/Kaliphos) Carlo Fruttero (Edoardo Luppari/Kaliphos)
MILANO - È morto a 85 anni, nella sua casa di Castiglione della Pescaia, lo scrittore Carlo Fruttero. Era nato a Torino il 19 settembre del 1926. Il suo nome è strettamente legato a quello di Franco Lucentini, con cui diede vita dal 1952 al celebre sodalizio artistico di giallisti, giornalisti e traduttori, noto anche come Fruttero & Lucentini, F&L o «la ditta». Dal 1961 al 1986 i due romanzieri hanno diretto insieme la collana di fantascienzaUrania per Mondadori. Tra i successi della coppia, La donna della domenica (1972), bestseller di ambientazione torinese portato poi sul grande schermo, nel 1975, da Luigi Comencini e più recentemente da Giulio Base.
GLI ULTIMI ANNI - Dopo la morte di Lucentini, nel 2002, Fruttero ha smesso di scrivere per quattro anni, finché nel 2006 ha pubblicato per Mondadori Donne informate sui fatti, finalista al Premio Campiello 2007. Nel 2010 esce Mutandine di chiffon (Mondadori), raccolta di scritti dichiaratamente d' occasione, prodotti a richiesta di giornali, riviste, libri bisognosi di prefazione. Sempre del 2010, pubblica il libro scritto con Massimo Gramellini, La Patria, bene o male (Mondadori). Nel 2007 gli viene assegnato il Premio Chiara alla carriera, nel 2010 è il primo vincitore del Campiello alla carriera.
dal "Corriere"

LUCIANA LITTIZZETTO - Che tempo che fa 15/01/2012 - Due leghisti che lit...

sabato 14 gennaio 2012

Com' è profondo il mare

Questa è un' immagine della tragedia che si è consumata al largo dell' Argentario, ma il naufragio del Costa-Concordia mi sembra una metafora dell' Italia di oggi.

Da "il Fatto Quotidiano"


Sì a Cosentino, no a Saviano: le scelte
della Lega divisa tra Bossi e Maroni
Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo e fedelissimo del Senatùr, diserterà la cerimonia per la cittadinanza onoraria di Milano all'autore di Gomorra: "Non rappresenta la città". L'annuncio segue il voto alla Camera che ha salvato dal carcere il deputato del Pdl accusato di collusione con i casalesi
Lo scrittore Roberto Saviano
Sì a Nicola Cosentino, no a Roberto Saviano. Ieri il voto dei leghisti bossiani contro l’arresto del parlamentare Pdl accusato di collusione con la camorra. Oggi l’annuncio che Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo e fedelissimo del Senatùr, diserterà polemicamente il conferimento della cittadinanza onoraria di Milano all’autore di Gomorra, in programma il 18 gennaio.

Saviano ”non rappresenta in alcun modo la città”, ha scritto Boni al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, dunque si tratta di “un’iniziativa prettamente demagogica e chiaramente politica”. E caso mai non fosse chiaro, il presidente del consiglio regionale precisa: “La mia assenza non sarà legata a motivi istituzionali, ma al mio totale disaccordo per la consegna di un tale prestigioso riconoscimento cittadino a una persona che, a mio avviso, non rappresenta in nessun modo la città di Milano”. Secondo Boni, sono altre “le persone che hanno reso grande il nostro capoluogo e che meriterebbero una tale onorificenza, e non una persona che non ha contribuito a consolidare il ruolo di Milano in Italia e nel mondo”.

La decisione di Boni è stata condannata da tutte le forze politiche, con la sola eccezione della Lega stessa: “Non ho granché da dire, anch’io non sopporto Saviano, quindi…”, ha risposto ai giornalisti Stefano Galli, capogruppo del Carroccio al Pirellone, che ha però fatto capire che è un’iniziativa del presidente e non del partito. Cauto il Pdl: “La decisione della cittadinanza onoraria è del sindaco di Milano e come cortesia istituzionale va rispettata – ha osservato il capogruppoPaolo Valentini -. Ben venga chiunque combatta le mafie, anche se certo non c’è solo Saviano”. La vicepresidente democratica, Sara Valmaggi, è stata più netta e si è subito dissociata dall’annuncio di Boni. “L’Ufficio di presidenza – ha assicurato – non è stato informato della sua presa di posizione. Credo che per Milano debba essere motivo d’orgoglio avere Saviano fra i suoi cittadini”.

La decisione di Boni arriva il giorno dopo il voto negativo della Camera sull’arresto di Nicola Cosentino, chiesto dal tribunale di Napoli per i reati di riciclaggio e corruzione con l’aggravante mafiosa. Il leader della Lega Umberto Bossi si era espresso per la “libertà di coscienza” dei suoi parlamentari, sostenendo che nelle carte dell’accusa non ci fosse “niente”. L’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, al contrario, aveva sostenuto il sì all’arresto. Alla fine, i voti dei leghisti bossiani hanno contribuito a “salvare” il politico accusato di lavorare per i clan di Casal di Principe. I famigerati protagonisti, appunto, del romanzo di Saviano.

Come finirà la crisi europea?